Da quando Machiavelli ha scritto il suo libro (Il Principe) sulla politica e sul potere le cose non sono cambiate di molto.
La politica moderna ha perso del tutto i caratteri del buon governo delle città stato della Grecia antica.
Se nel linguaggio essi si rifanno ai maestri greci: “Bene pubblico, interesse del popolo, autorevolezza, eccetera”, nella pratica seguono le regole ben spiegate dal Machiavelli.
Per prima cosa la politica è uno scontro di interessi. Ogni parte politica cerca il consenso (ma non è detto che poi si comporti di conseguenza come si vedrà in seguito) presentandosi come difensore dei vari interessi.
Ogni politico, o uomo di potere, ha quale interesse personale il mantenimento o il raggiungimento delle posizioni di potere per attuare la difesa degli interessi rappresentati.
Con queste premesse ne consegue che il confronto politico è vissuto alla stregua di una competizione sportiva. Non è un caso che si parli di vittoria elettorale e di strategie per vincere l’avversario. La cosa più importante è vincere, non importa come e di quanto. Come in una corsa podistica, è sufficiente sopravanzare l’avversario di qualche millimetro per gustarsi la vittoria.
A differenza dello sport, la politica non deve stabilire chi sia il più forte ma deve rispondere alle esigenze del cittadino.
Facciamo un esempio pratico per capirci meglio.
Supponiamo che si presentino solo due partiti alle elezioni e che presentino il programma rispetto ad un unico problema (questo ci permette di semplificare l’esempio): la realizzazione di una autostrada che colleghi gli antipodi del paese.
Il partito A propone l’esproprio coatto delle proprietà per rendere più corta, e dunque veloce, l’opera. Il partito B propone il pagamento di una somma ai proprietari che vorranno cedere i propri terreni.
Le urne stabiliscono che il partito A ha ottenuto il 50% + 1 consensi risultando dunque maggioritario rispetto al partito B che comunque ha ottenuto il 50% – 1 dei consensi.
Nel sistema in cui vige lo spoil system, il partito A ha il diritto/dovere di governare e quindi procedere alla realizzazione del programma politico presentato. Progetta l’opera, espropria i terreni e la realizza. Accontentando così il 50%+1 e scontentando il 50%-1 dei cittadini.
Nel sistema, diciamo così, rappresentativo il partito A e B devono tenere conto della volontà popolare nella sua totalità, in questo caso divisa a metà, e trovare un accordo per accontentare l’intero paese.
Di questo dovrebbero discutere e sentire i cittadini con conferenze, comizi, articoli di giornale, eccetera e quindi trarne le conclusioni.
Salta all’occhio subito l’enorme differenza tra i due sistemi. Il primo più semplice, rozzo ed efficiente e il secondo più complesso, fine e inefficiente. Con il primo le responsabilità di una eventuale mancata realizzazione del programma sono chiaramente attribuibili, nel secondo possono essere rimpallate da una parte all’altra.
Alla luce dell’esperienza si potrebbe aggiungere che il primo ha qualche possibilità di vedere realizzato il programma mentre con il secondo è assicurata la sua irrealizzabilità, ma forse questa è solo una nota pessimista.
Ma a rendere ancor più complicata la politica è il fattore umano. Ogni sistema politico è realizzato da uomini, con i loro pregi e difetti e non tutti guidati da puri ideali.
Dunque qualsiasi sistema deve fare i conti con la personalità umana che ha, tra le sue caratteristiche principali, quella della fame e sete di potere! (D&A 121: 36 e seguenti). Fame e sete che spinge l’uomo ad usare qualsiasi mezzo per soddisfarle. Organizzazioni segrete, deviazioni di organi legali, eccetera.
Nel parlare di Politica si dovrebbe esulare da questi aspetti anche perché la Storia ha dimostrato che essi non possono essere eliminati tramite l’organizzazione. Qualsiasi struttura politica ha il proprio fondamento sull’individuo e sulle sue qualità morali e fisiche. Leggi, pene e repressioni si sono dimostrate altrettanto inefficaci che la tolleranza e la rieducazione.

